01/08/2025

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L'ansia del designer: tra il "super entusiasta" e la realtà dei progetti

L'ansia del designer: tra il "super entusiasta" e la realtà dei progetti

L'ansia del designer: tra il "super entusiasta" e la realtà dei progetti

Anna Bigaran

Nel mondo del design, l'immagine che spesso proiettiamo – o che sentiamo di dover proiettare – è quella di professionisti sempre entusiasti, pronti a cogliere ogni sfida con il sorriso.
Specialmente quando si è alla ricerca di nuove opportunità lavorative, la pressione di apparire "super motivati" a qualsiasi costo può diventare schiacciante mentalmente.

Una domanda che mi faccio spesso è: cosa succede quando la realtà delle candidature inviate e dei progetti dell'azienda non rispecchiano questo entusiasmo forzato?

Il copione dell'entusiasmo forzato

Il copione dell'entusiasmo forzato

Il copione dell'entusiasmo forzato

È una dinamica che molti di noi conoscono bene. Si invia una candidatura, si prepara il colloquio e ci si sforza di mostrare un entusiasmo contagioso per l'azienda e la posizione. Questo non perché si sia disonesti, ma perché il mercato del lavoro sembra richiederlo. Si cercano il "fit culturale", la "passione", la "proattività"... e spesso, questo si traduce in una performance.

Eppure, a volte, mentre si recita la parte, ci si rende conto che l'azienda stessa o i progetti proposti non accendono quella scintilla. Non c'è quella vera stimolazione, quel senso di sfida che un designer, per sua natura, ricerca.
Non si tratta di essere ingrati, ma di riconoscere che la vera motivazione nasce da un allineamento profondo. Ed è così anche dal lato dell'azienda, in cui ci si aspetta il candidato perfetto, super motivato e che non vede l'ora di entrare nell'azienda dei suoi "sogni".

Il designer ideale vs. la realtà

Il designer ideale vs. la realtà

Il designer ideale vs. la realtà

LinkedIn, con la sua vetrina di successi e narrazioni a volte fin troppo curate, spesso dipinge l'immagine del "designer che progetta, che ha tutto in mano", il visionario che trasforma ogni idea in oro. E da un lato, è vero: un buon designer dovrebbe avere una visione olistica e la capacità di guidare un progetto.

Tuttavia, dopo alcuni anni di esperienza sul campo, posso confermare che la realtà è spesso diversa. Non sempre ci sono progetti che si sentono veramente miei, che abbiano tutti i requisiti per essere definiti il 'miglior progetto' o che permettano di esprimere appieno quella visione idealizzata. Molto spesso, ci si trova a lavorare su frammenti, su manutenzione, su adattamenti, o su progetti dove il margine di manovra e di impatto è limitato.

Questo non significa che il lavoro non sia prezioso o che non si impari. Anzi. Ma la discrepanza tra l'aspettativa (interna e esterna) e la realtà può generare una certa frustrazione, e sì, anche ansia.

L'essenza del Designer: interrogarsi e sperimentare

L'essenza del Designer: interrogarsi e sperimentare

L'essenza del Designer: interrogarsi e sperimentare

Credo che un buon designer non sia definito solo da un percorso di studi impeccabile o da qualche progetto di grande visibilità. La vera essenza risiede nella capacità di interrogarsi costantemente, di non dare nulla per scontato, di sperimentare nuove tecniche e di cercare sempre il modo più semplice ed efficace per aiutare l'essere umano attraverso il design.

Questo implica curiosità, una conoscenza che va oltre il brief del momento. È la volontà di esplorare interazioni non convenzionali, di trasformare contenuti complessi in esperienze intuitive, o di rendere i contenuti educativi accessibili a tutti. È un processo continuo di crescita, anche quando i progetti non sono "da copertina".

Trovare la vera scintilla

Trovare la vera scintilla

Trovare la vera scintilla

Questa riflessione non è una critica al mercato del lavoro, ma un invito a una maggiore autenticità, sia da parte dei candidati che delle aziende. Un designer che si sente realmente stimolato e che trova un allineamento con i valori e gli obiettivi di un'azienda, è un designer che darà il meglio di sé, che si sentirà parte del progetto e che contribuirà in modo più significativo.

La ricerca di un lavoro è un viaggio a doppio senso. Come designer, cerco un ambiente che non solo mi dia l'opportunità di applicare le mie competenze, ma che mi stimoli, mi "formi" e creda nel design come strumento per un impatto reale e positivo.

In attesa della mia scintilla posso dire questo: quando e se questa scintilla si accende da entrambe le parti, nascono le collaborazioni più autentiche e i progetti più significativi.

Scritto da Anna Bigaran

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