16/06/2025

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User Experience delle candidature lavorative e la mia esperienza

User Experience delle candidature lavorative e la mia esperienza

User Experience delle candidature lavorative e la mia esperienza

Anna Bigaran

Come UX/UI designer, il mio lavoro è creare esperienze fluide, intuitive e significative. Curiosamente, però, la prima esperienza che molti di noi hanno con una potenziale azienda è la candidatura a una posizione lavorativa, la quale spesso, è tutt'altro che fluida. È un paradosso: cerchiamo ruoli nel mondo digitale, ma ci ritroviamo a navigare form che sembrano fermi agli anni 90, trasformando la ricerca di un'opportunità in una vera e propria sfida di usabilità.

Il labirinto dei form non funzionali

Il labirinto dei form non funzionali

Il labirinto dei form non funzionali

Quante volte ci siamo scontrati con form di candidatura che sembrano voler testare la nostra pazienza, più che le nostre competenze? Non parlo di moduli per l'Agenzia delle Entrate (dove lì ce ne vuole di pazienza), ma di strumenti che dovrebbero selezionare talenti in un settore che dovrebbe essere digitale, in cui l'esperienza utente è il suo credo.

I problemi sono spesso basilari, ma frustranti:

  • Mancanza di responsiveness: form che non si adattano al mobile, costringendoci a zoomare e scorrere in orizzontale su schermi minuscoli, rendendo la compilazione un'impresa impossibile; molte volte ho dovuto aspettare e candidarmi per forza dal computer.

  • Complessità inutile: flussi poco chiari, senza indicatori di progresso, dove un clic sbagliato può azzerare ore di lavoro.

  • Campi obbligatori irrilevanti: perché un designer dovrebbe inserire il proprio codice fiscale, sesso o residenza nella primissima fase di una candidatura? Questi dati, seppur necessari in fasi successive, non sono funzionali alla valutazione iniziale delle mie capacità e creano un attrito inutile e, a volte, un senso di intrusione.

Il Portfolio scomparso: l'assurdo per un Designer

Il Portfolio scomparso: l'assurdo per un Designer

Il Portfolio scomparso: l'assurdo per un Designer

Il punto più critico, per noi designer, è l'assenza di uno spazio adeguato per ciò che conta di più: il portfolio. La maggior parte delle posizioni UX/UI o product designer richiede tassativamente la visione del portfolio (link o PDF), eppure molti form non prevedono un campo specifico. Ci si ritrova a dover improvvisare, magari inserendo il link in un campo generico per "note" o nella descrizione del CV, sperando che non venga ignorato.

Invece di chiedere dati personali che poco o nulla c'entrano con la posizione in questa fase preliminare, non sarebbe più logico concentrarsi su ciò che serve realmente per una valutazione immediata del candidato? Il portfolio, il link a LinkedIn, magari una breve presentazione delle esperienze più rilevanti.

Un'altra cosa che mi è capitata inviando una candidatura è l'assenza di form in linea con la posizione che stanno cercando.
Una posizione come UX/UI designer con form uguali per tutti, a prescindere dalla posizione, con domande obbligatorie come "sai sviluppare? si/no" e la seconda domanda sempre obbligatoria "quali di questi framework per sviluppare sai usare?".
Chiaramente lì non ho potuto continuare con la candidatura. Forse un'occasione persa?

L'impatto sull'esperienza del candidato (e sull'azienda)

L'impatto sull'esperienza del candidato (e sull'azienda)

L'impatto sull'esperienza del candidato (e sull'azienda)

Queste frizioni non sono solo un fastidio personale, hanno un impatto significativo:

  • Frustrazione e abbandono: come è successo a me più volte, un form mal progettato può far abbandonare candidati qualificati, che semplicemente non vogliono perdere tempo o non si sentono rispettati dal processo.

  • Percezione negativa del brand: la user experience di un form di candidatura è il primo contatto con la cultura digitale di un'azienda. Se è macchinoso, non responsive o obsoleto, cosa comunica sull'attenzione dell'azienda alla UX interna e al rispetto per l'utente?

  • Inefficienza per i recruiter: se i form raccolgono dati irrilevanti o non presentano le informazioni chiave (come il portfolio) in modo chiaro, anche il lavoro del recruiter diventa più lungo e meno efficiente.

In un mondo in costante "espansione" tecnologica, dove l'AI condiziona la nostra quotidianità e rischia di far sentire le persone sempre più piccole e disperse, è fondamentale che anche i processi di recruitment riflettano i valori di design che le aziende dicono di "abbracciare".

Un Design migliore nel recruitment

Un Design migliore nel recruitment

Un Design migliore nel recruitment

Come designer, credo che ci sia un'enorme opportunità per le aziende di applicare i propri stessi principi di UX ai processi di candidatura. Un form efficace dovrebbe essere:

  • Funzionale e responsive: accessibile e facile da compilare su qualsiasi dispositivo.

  • Mirato e rilevante: richiedere solo i dati essenziali per la prima scrematura, dando priorità a competenze e portfolio.

  • Trasparente e guidato: Con chiari indicatori di progresso e istruzioni semplici (magari senza 10 pagine di compilazione).

  • Umano e rispettoso: Dimostrare rispetto per il tempo e i dati del candidato.

Il processo di candidatura è il primo biglietto da visita di un'azienda. È un'occasione per mostrare ai futuri talenti che l'attenzione alla UX e all'essere umano non è solo un claim sul sito o un post di LinkedIn, ma anche un modo per dimostrare che tieni veramente ai candidati e a chi vuole candidarsi per te.

Progettiamo esperienze migliori per tutti, fin dal primo "clic" di una candidatura.

Scritto da Anna Bigaran

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