13/06/2025

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DesignFlows 2025: l'importanza di interrogarsi e sperimentare costantemente

DesignFlows 2025: l'importanza di interrogarsi e sperimentare costantemente

DesignFlows 2025: l'importanza di interrogarsi e sperimentare costantemente

Anna Bigaran

Mesi fa, ho partecipato per la prima volta al contest DesignFlows 2025, organizzato da Bending Spoons. Ricordo bene il 14 febbraio, alle 16:30, quando il contest è iniziato ufficialmente; fino a quel momento, tutti i designer (me compresa) si erano solo iscritti a "The dazzling digital product" senza sapere nulla. L'unico "spoiler" che avevamo era: "No spoilers. All we’ll say is that you can expect to design a wireflow and a few screens for iOS or Android." Che dire, l'avevo trovato subito molto interessante.

Da quel "sold out" sulle partecipazioni, ho capito subito che la competizione era molto alta, anche perché il premio finale di 15 mila euro attirava sicuramente molte persone. È stata un'esperienza che ha messo a dura prova le mie capacità e mi ha spinto a confrontarmi con scenari d'uso complessi e futuri, come la gestione di robot in colonie lunari. La parte più "critica" è stata sicuramente la ricerca di nuove tecnologie, perché sentivo il necessario bisogno di integrarle in qualche modo.
Ma al di là della sfida progettuale, questo contest mi ha offerto una profonda riflessione su cosa significhi essere un "buon designer" oggi, e sull'importanza di sperimentare ed esplorare sempre.

Partiamo dal brief

Partiamo dal brief

Partiamo dal brief

Il brief è stato spiazzante fin da subito: immaginare un'app per la gestione degli Hexabot, robot multiuso essenziali per la sopravvivenza nelle colonie lunari del 2025. Non si trattava solo di creare un'interfaccia, ma di rispondere a esigenze critiche in un ambiente molto ostile.

Il problema? L'interfaccia esistente era rudimentale e gli utenti, che spaziavano dai team di ricerca alle famiglie, avevano necessità molto specifiche:

  • Monitoraggio costante: controllo frequente dello stato degli Hexabot per missioni critiche.

  • Urgenza nell'assegnazione: compiti da assegnare rapidamente, spesso in situazioni di stress.

  • Semplicità d'uso: molti utenti non erano esperti tecnici e necessitavano di un'interazione intuitiva.

  • Condizioni operative estreme: l'uso di guanti o caschi limitava la destrezza, rendendo il touch screen non sempre la soluzione ideale.

Questa complessità ha immediatamente orientato il mio pensiero verso soluzioni innovative che andassero oltre la classica interazione "touch".

Idee delle possibili funzionalità "hands-free"

Idee delle possibili funzionalità "hands-free"

Pensare oltre al touch screen

Pensare oltre al touch screen

Pensare oltre al touch screen

Di fronte a queste sfide, il mio processo di design è stato guidato da una domanda fondamentale: come posso aiutare l'utente nel modo più semplice ed efficace possibile, anche in condizioni estreme?

La mia priorità è stata il design mobile-first e l'immediatezza, garantendo un accesso rapido alle informazioni vitali. Ma il punto cruciale è stato l'approfondimento sulle interazioni "hands-free".
Ho subito analizzato le nuove tecnologie esistenti e le potenzialità dei comandi vocali, riconoscendo che "Hey Hexa" (si, l'ho chiamata così) poteva essere una risposta diretta al problema dei guanti e della destrezza limitata.

Ricerca e analisi delle nuove tecnologie attualmente in atto

Ricerca e analisi delle nuove tecnologie attualmente in atto

Nonostante l'integrazione vocale fosse la strada più promettente e fattibile dal punto di vista del contest, risultava anche "difficile" renderla accattivante in un'interfaccia statica. Nel frattempo ho continuato a esplorare mentalmente altre possibilità.
Avevo studiato l'idea di interazioni basate sulle gesture, pensando a come un movimento della mano potesse "chiamare" un robot o dare comandi specifici.
L'idea delle gesture mi piaceva moltissimo e pensavo che questa strada avrebbe potuto offrire un'esperienza ancora più fluida e naturale, sicuramente una marcia in più del solo "vocale" soprattutto per le condizioni particolari degli utenti.

Ma andando nello specifico della progettazione

Ma andando nello specifico della progettazione

Ma andando nello specifico della progettazione

Ho integrato le gesture? Purtroppo no. Avevo una timeline molto corta e dovevo arrivare a una conclusione il prima possibile.
Ma non mi sono abbattuta e ho sviluppato tre schermate chiave che incarnano la filosofia di Hexa: un'interfaccia pulita e semplice, progettata per la gestione efficiente degli Hexabot nelle colonie lunari e con un'integrazione hands-free.

Nella schermata iniziale, gli utenti possono visualizzare lo stato di ciascun Hexabot attraverso schede informative ("cards"). Ogni card mostra una foto del robot, il progresso in tempo reale del compito, lo stato (attivo/bloccato/inattivo), la posizione corrente e il tempo rimanente al completamento della missione.
Questo design permette un controllo frequente e rapido dello stato di ciascun robot.

Controllo degli status degli Hexabot tramite notifiche e card dedicate

La mappa consente agli utenti di tracciare visivamente gli Hexabot attivi e bloccati, localizzandoli facilmente nelle diverse aree della base lunare. Questo visual intuitivo è cruciale per comprendere la distribuzione dei robot e prevenire sovrapposizioni o confusioni tra compiti simili in aree vicine.

Monitora i tuoi Hexabot con la localizzazione sempre attiva

L'integrazione dell'AI è il cuore dell'interazione "hands-free". Gli utenti possono assegnare compiti tramite comandi vocali, semplicemente dicendo "Hey Hexa". Dopo la creazione del compito, ricevono notifiche in tempo reale sullo stato di avanzamento. Questa funzionalità risponde direttamente all'esigenza di operare con guanti o in situazioni dove le mani sono occupate, creando un vero e proprio supporto lavorativo all'utente.

Interazione AI: assegna compiti e ricevi aggiornamenti con la voce

Riflessioni sul contest

Riflessioni sul contest

Riflessioni sul contest

Il contest DesignFlows 2025 è stato un'opportunità di apprendimento enorme. Ha rafforzato la mia convinzione che un buon designer non sia definito solo da un percorso di studi accademico o da qualche progetto di successo. Ciò che distingue un designer è la capacità di interrogarsi e sperimentare costantemente nuove tecniche e approcci, di spingersi oltre la comfort zone e di non smettere mai di imparare.

La timeline ristretta, un vincolo comune anche nei progetti professionali, mi ha costretto a fare scelte difficili e a focalizzarmi sull'MVP più efficace. Non ho avuto il tempo di implementare tutte le idee (come le gesture), ma il processo di studio e l'averle concepite sono stati comunque un arricchimento fondamentale.

Questa esperienza ha consolidato la mia filosofia: il design è curiosità, empatia e continua evoluzione. È la volontà di comprendere le esigenze umane e di cercare la soluzione più semplice e intuitiva, anche quando la tecnologia si espande e rischia di renderci "più piccoli".

Wireflow progetto

Ma il futuro del design?

Ma il futuro del design?

Ma il futuro del design?

Questa domanda me la faccio costantemente. Nei progetti tendo a integrare spesso l'AI soprattutto negli ultimi anni. Ormai l'AI condiziona sempre più la nostra quotidianità, portando con sé una costante "espansione" tecnologica che può far sicuramente sentire le persone disperse (me in primis).
Ma credo che proprio qui entra in gioco non solo il designer, ma lo stesso essere umano che capisce i bisogni per sé stesso: guidare l'innovazione per l'uomo, usando la tecnologia come un abilitatore e non una barriera.
Il mio impegno è continuare a sperimentare, a interrogarmi e a mettere al centro l'essere umano, perché solo così possiamo costruire un futuro digitale che sia veramente al nostro servizio e non un ostacolo.

Scritto da Anna Bigaran

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