23/09/2025

6m

Dalla PlayStation al design: la mia storia

Anna Bigaran

Da piccola, mi è sempre piaciuto disegnare. Ero convinta che il mio futuro fosse legato a una matita, ma non sapevo bene in che modo. La televisione era la mia finestra sul mondo dei brand e delle pubblicità, e mi chiedevo sempre: "Chi è che fa queste cose? Chi c'è dietro?". Così ho cercato quale fosse la professione più vicina per creare brand, e ho scelto un percorso come graphic designer.
Alla fine del liceo ci ho impiegato circa un anno e mezzo per scegliere l'università giusta, non per mancanza di voglia di studiare, ma perché non trovavo il posto che facesse per me. Poi è arrivata Venezia, e ho capito che la mia formazione non doveva essere solo tecnica, ma anche psicologica. Ho iniziato a chiedermi "perché" dietro ogni scelta di design, e la risposta mi ha svelato il mio percorso.
Oggi, a quasi quattro anni dalla mia prima esperienza da Experience Designer, ho capito che la mia strada non è quella dell'agenzia di comunicazione, dove i brief, i clienti e le scadenze spesso soffocano la creatività e l'etica. Non volevo finire in un ciclo di "brief, lavora, cliente, fine", creando progetti superficiali che contribuiscono solo all'inquinamento digitale, un tema che mi sta molto a cuore.

Ho capito che questo tipo di velocità non fa per me.

Questo periodo senza lavoro è stato fondamentale per ritrovare la mia strada. Ho capito che il mio "appiglio" da bambina, quel legame con i brand e le pubblicità, oggi si è trasformato: la mia missione è creare un prodotto digitale che sia significativo, e integrare il gioco in questa missione è il mio sogno.

Fin da bambina, il gioco è stato per me molto più di un passatempo. È stato la mia prima palestra di vita: un luogo per competere, per imparare a collaborare e per risolvere problemi. Oggi, quel mondo non l'ho mai abbandonato e continua a essere la lente attraverso cui vedo il design. Un mondo che mi appartiene da sempre, e che oggi mi permette di creare esperienze che non sono solo funzionali, ma che lasciano il segno.

Non parlo di aggiungere punti e badge a caso, ma di come la logica, la competizione sana e la socialità che ho imparato dai videogiochi possano trasformare un'interazione digitale in qualcosa di unico e significativo.

La psicologia del gioco: le radici del coinvolgimento

La psicologia del gioco: le radici del coinvolgimento

La psicologia del gioco: le radici del coinvolgimento

Per capire il potere del gioco, dobbiamo guardare a come abbiamo imparato da bambini. Psicologi come Lev Vygotskij hanno capito che giocare ci permette di provare cose nuove e sviluppare capacità sociali e cognitive. È attraverso il gioco che impariamo a collaborare e a costruire un significato condiviso. Anche Jean Piaget ha mostrato l'importanza del gioco per il nostro intelletto. Quando facciamo finta che "una coperta sia una tenda", stiamo assimilando nuove informazioni e adattando il nostro modo di pensare.

Questo desiderio di capire ci spinge a interagire con qualsiasi sistema, anche digitale. Questi meccanismi, che ci hanno formato fin da piccoli, sono gli stessi che da adulti ci rendono entusiasti di fronte a un videogioco o a un sito ben fatto, spesso favorendo la collaborazione, e la riflessione e problem solving, spingendoci al pensiero strategico.

La gamification: dal "noioso" al coinvolgente

La gamification: dal "noioso" al coinvolgente

La gamification: dal "noioso" al coinvolgente

La gamification può trasformare processi che molti trovano noiosi. Pensiamo a un form online: con indicatori di progresso e un percorso a tappe, diventa un po' come un gioco e lo si affronta con più leggerezza. O all'apprendimento, dove piattaforme come Duolingo usano punti e livelli per invogliarci a studiare. Anche app come Strava trasformano l'esercizio fisico in una sfida, incoraggiando la costanza e la sana competizione. L'obiettivo è semplice: usare le dinamiche ludiche per migliorare l'usabilità, ridurre la frustrazione e aumentare la motivazione.

Duolingo usa i principi della gamification con punti, livelli e sfide per trasformare lo studio di una lingua in un percorso stimolante e intuitivo

Duolingo usa i principi della gamification con punti, livelli e sfide per trasformare lo studio di una lingua in un percorso stimolante e intuitivo

Strava applica la gamification al fitness, incoraggiando l'esercizio fisico attraverso competizione, traguardi e condivisione sociale, trasformandosi in una vera e propria sfida

Strava applica la gamification al fitness, incoraggiando l'esercizio fisico attraverso competizione, traguardi e condivisione sociale, trasformandosi in una vera e propria sfida

L'esplorazione e il mio sogno

Sogno di creare esperienze dove l'utente non si limita a leggere, ma a esplorare, proprio come fa un giocatore.

La mia missione è usare i principi del gioco per creare qualcosa di significativo e memorabile. Il mio sogno è applicare la gamification in modo intelligente, soprattutto nel mondo dell'apprendimento, usando l'intelligenza artificiale per creare percorsi personalizzati e stimolanti, che ti facciano dire "Wow".

Il gaming non è solo un hobby, ma la lente attraverso cui vedo il potenziale di ogni interazione digitale. È la chiave per un'esperienza utente indimenticabile, che stimola la creatività, la riflessione e unisce le persone.

Scritto da Anna Bigaran

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